Boschi milanesi

L’articolo ha l’obiettivo di raccontare la storia di 4 diverse aree del territorio milanese conosciute con il nome di “bosco”. Verranno approfonditi il Bosco in città, Bosco di Gioia, Bosco Verticale ed il Boschetto di Rogoredo.

Ha collaborato all’articolo anche Sara Lomi nel paragrafo dedicato al Bosco Verticale e con la figura 23. Ringrazio Valentina Paggiarin per avermi gentilmente concesso l’uso delle figure 12, 13 e 14.

BOSCO IN CITTÀ

Il “Bosco in città” (scritto anche Boscoincittà) è un parco urbano pubblico 🌳 localizzato geograficamente nella periferia nord ovest della città di Milano, Ha un’estensione di circa 120 ettari di cui 50 recintati durante le ore notturne.

Il Boscoincittà è all’interno del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) del Parco Agricolo Sud Milano. Si qualifica come parco di cintura e di collegamento tra l’area urbana (il Comune di Milano), il periurbano e la campagna.

Figura 1: Panoramica del comuni all’interno del Parco Agricolo Sud Milano con l’indicazione del Boscoincittà (Fonte: sito Internet Parks.it. Elaborazione di Gianluca Brescia, data sconosciuta)
Figura 1: Panoramica del comuni all’interno del Parco Agricolo Sud Milano con l’indicazione del Boscoincittà (Fonte: sito Internet Parks.it. Elaborazione di Gianluca Brescia, data sconosciuta)

Al suo interno si trovano diverse tipologie di aree naturali, tra cui boschi, radure, sentieri, corsi d’acqua, orti urbani e la Cascina San Romano originaria del Quattrocento.

Figura 2: Corsi d’acqua all’interno del Boscoincittà (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 2: Corsi d’acqua all’interno del Boscoincittà (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

Il contatto con la natura è molto ravvicinato ed offre la possibilità d’incontrare diverse specie di animali come ad esempio: conigli, volpi, aironi bianchi e cenerini, picchi, bisce d’acqua e tartarughe. Durante la stagione estiva, alcune aree del parco raggiungono delle temperature molto gradevoli con circa 4 °C in meno rispetto all’area urbana milanese.

Figura 3: Sentiero con alberi molto fitti (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 3: Sentiero con alberi molto fitti (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

A partire dal 1974 il Comune di Milano, attraverso una convenzione, affida la concessione all’Associazione Italia Nostra di un appezzamento iniziale di circa 35 ettari di terreno della città. L’area presentava diversi problemi di abbandono e tutto l’intorno urbano era cementificato.

Video 1: Boscoincittà in un video Rai 1975 (Fonte: YouTube, autore “BeMi68”, caricato il 25.10.2018)

L’Ente del Terzo Settore iniziò a realizzare il primo progetto di forestazione attraverso il coinvolgimento di diversi attori a carattere locale, tra cui studenti, altre associazioni di quartiere, gruppi scout, famiglie, i soci della stessa Italia Nostra ed i singoli cittadini. Durante gli anni Ottanta, l’associazione istituisce l’organo “Centro per la Forestazione Urbana (CFU)” con il compito di coordinare i progetti del parco e l’inclusione partecipativa con la collettività.

Nel 1984 il Comune di Milano concede un’ulteriore estensione degli ettari per essere gestiti interamente dall’Associazione Italia Nostra. I successivi ampliamenti delle aree verdi 🌱🌿🌲 si sono svolti tra il 1993 ed il 2002 e poi nel 2011.

Oggi il Bosco in città ospita una vegetazione molto ricca con alberi, arbusti, fiori e piante spontanee: a partire dalla gestione dell’area da parte di Italia Nostra, sono state messe a dimora circa 35˙000 piante. 🌼🌸🌺🏵️

Figura 4: Laghetto del Boscoincittà (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 4: Laghetto del Boscoincittà (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

All’interno della Cascina San Romano sono presenti una biblioteca ed una foresteria. La libreria conserva documenti e volumi a tema verde, ambiente ed agricoltura. Invece la foresteria contiene 30-35 posti letto in un’unica stanza al piano terra e 20-24 letti sia singoli che a castello al piano superiore. 🛌🏼

Figura 5: Cascina San Romano all’interno del Boscoincittà (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 5: Cascina San Romano all’interno del Boscoincittà (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

BOSCO DI GIOIA

Il “Bosco di Gioia” è stata un’area verde 🌲 all’interno del tessuto urbano milanese, in Via Melchiorre Gioia, 39. Si trovava a soli 3 chilometri dal Duomo di Milano e nei pressi della Stazione di Milano Porta Garibaldi. Il nome è stato coniato nel corso degli anni dagli abitanti dei quartieri limitrofi.

Il giardino aveva una grandezza di 1,2 ettari ed all’interno era presente anche la villa a tre piani di proprietà della filantropa milanese Giuditta Sommaruga. Vicino all’abitazione si trovava anche uno stabilimento ortofrutticolo attivo dal 1880 al 1934 fondato dal nonno della filantropa. Nel 1928 il giardino della villa venne affittato al floricultore Elia Fumagalli, il quale soggiornava all’interno della villa e nel corso degli anni iniziò a prendersi cura dell’area verde.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la villa e lo stabilimento ortofrutticolo furono danneggiati dai bombardamenti. La filantropa scelse di abbandonare la villa ed il giardino 🍁 e di trascorrere il resto della sua vita nell’Hotel Touring di Milano. 🏨 Nel lascito testamentario del 1964 Giuditta Sommaruga aveva indicato che la sua villa sarebbe passata di proprietà all’Ospedale Maggiore di Milano, il quale aveva l’obbligo di conservare l’area e di usarla a fini ospedalieri. 🏥👨🏻‍⚕️ Invece il giardino continuava ad essere usato come vivaio, però con un pagamento di un canone mensile nei confronti dell’Ospedale da parte del vivaista Fumagalli.

Nel corso del tempo il giardino iniziò ad ospitare un numero sempre più consistente di specie arboree, circa 200, tra cui 4 alberi di grandi dimensioni: un faggio, un faggio rosso, una magnolia ed un platano. Tra le altre piante erano presenti anche dei lecci, tigli, carpini, olmi, tassi, faggi, abeti, tuie, cipressi, bagolari, aceri e cedri. 🌳🌲🍃🌿🌱🍂🍁

Il 2 maggio 1980 venne approvato il nuovo “Piano Regolatore Generale (PRG)” del Comune: nei vari documenti il Bosco di Gioia era stato inserito all’interno del programma di riqualificazione / rigenerazione urbana della Stazione di Milano Porta Garibaldi, insieme a porzioni di territorio limitrofe (ad esempio le Varesine) da adibire ad un nuovo Centro Direzionale della città di Milano. 🏗️

Figura 6: Variante Generale al PGT del 1953 di Milano adottato dal 2 maggio 1980. Foglio E-G 7-8. Scala: 1:5˙000 (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano)
Figura 6: Variante Generale al PGT del 1953 di Milano adottato dal 2 maggio 1980. Foglio E-G 7-8. Scala: 1:5˙000 (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano)
Figura 7: Variante Generale al PGT del 1953 di Milano adottato dal 2 maggio 1980. Foglio E-G 7-8. Scala: 1:5˙000 con l’indicazione del Bosco di Gioia (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano. Didascalia elaborata da Gianluca Brescia)
Figura 7: Variante Generale al PGT del 1953 di Milano adottato dal 2 maggio 1980. Foglio E-G 7-8. Scala: 1:5˙000 con l’indicazione del Bosco di Gioia (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano. Didascalia elaborata da Gianluca Brescia)

L’Ospedale Maggiore nel 1983 decise di vendere all’asta i terreni che appartenevano alla filantropa Giuditta Sommaruga, tuttavia l’autorizzazione venne concessa solamente 6 anni dopo ed il giardino con tutti gli immobili oltre al vivaio vennero venduti alla società di ingegneria civile CoGeFar (Costruzioni Generali Farsura) per 20 miliardi di lire.

Nel 2000 arrivò l’accordo di programma tra Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano attraverso il “P.I.I. (Programma Integrato di Intervento) Garibaldi-Repubblica” con l’obiettivo di riqualificare 35 ettari di tessuto urbano milanese da adibire a residenze, Centro Direzionale, uffici ed aree verdi. Venne inoltre deciso di costruire una nuova sede della Regione Lombardia al posto del Bosco di Gioia.  L’anno successivo il vivaista Fumagalli fu sfrattato dal Bosco di Gioia e le aree verdi iniziarono un lento declino ed abbandono. 🏚️

Iniziò la mobilitazione degli abitanti del quartiere limitrofo per cercare di salvare l’area e di chiedere il vincolo ambientale dalla Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio. L’Ente però diede parere negativo perché i terreni che appartenevano a Giuditta Sommaruga inizialmente non erano adibiti a vivaio ma a giardino privato. Nel marzo 2005 venne costituito il “Comitato Giardino in Gioia” per cercare di fermare il progetto di riqualificazione urbana. 🪧

Video 2: Bosco di Gioia – 14/4/2005 (Fonte: YouTube, autore “marokpunto0rg”, caricato l’11.02.2011)

L’associazione riuscì a raccogliere più di 16˙000 firme con l’obiettivo di salvare il giardino e di modificare il progetto iniziale salvando una porzione delle aree verdi. 🖋️📄

Figura 8: Proposta di modifica del progetto che aveva l’obiettivo di salvare una parte del Bosco di Gioia (Fonte: sito Internet di Michele Sacerdoti, autore Out design, data sconosciuta)
Figura 8: Proposta di modifica del progetto che aveva l’obiettivo di salvare una parte del Bosco di Gioia (Fonte: sito Internet di Michele Sacerdoti, autore Out design, data sconosciuta)

Il tastierista del gruppo milanese Elio e le Storie Tese, Sergio Conforti, conosciuto con lo pseudonimo di Rocco Tanica, e il presidente del “Comitato Giardino in Gioia” Paolo Macchi, organizzarono una protesta con lo sciopero della fame.

Figura 9: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Michele Sacerdoti, 17.11.2005)
Figura 9: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Michele Sacerdoti, 17.11.2005)
Figura 10: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: sito Internet di Michele Sacerdoti, autore Michele Sacerdoti, 17.11.2005)
Figura 10: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Michele Sacerdoti, 17.11.2005)
Figura 11: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Michele Sacerdoti, 17.11.2005)
Figura 11: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Michele Sacerdoti, 17.11.2005)
Figura 12: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Valentina Paggiarin, 2005)
Figura 12: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Valentina Paggiarin, 2005)
Figura 13: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Valentina Paggiarin, 2005)
Figura 13: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Valentina Paggiarin, 2005)
Figura 14: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Valentina Paggiarin, 2005)
Figura 14: Interno del Bosco di Gioia (Fonte: foto di proprietà di Valentina Paggiarin, 2005)

La Regione Lombardia ed il Comune di Milano decisero che durante le feste del Natale 2005 il Bosco di Gioia doveva essere abbattuto. Il taglio degli alberi secolari iniziò il 27 dicembre e terminò il 7 gennaio 2006: si salvarono solo 16 piante, tutte le altre furono distrutte. I residenti tentarono un’ultima protesta per fermare il progetto, tra cui l’ambientalista Michele Sacerdoti che si arrampicò su un faggio, ma successivamente le forze dell’ordine liberarono l’ingresso del Bosco di Gioia. 🚓🚔🚨

Figura 15: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 15: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 16: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 16: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 17: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 17: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 18: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)
Figura 18: Bosco di Gioia distrutto (Fonte: foto di proprietà di Stefano Costa, 02.01.2006)

Nel 2008 il gruppo milanese Elio e le Storie Tese tornò sulla vicenda con una canzone intitolata “Parco Sempione”. Il riferimento del Bosco di Gioia nel video è a partire dal minuto 4:05.

Video 3: Elio e le Storie Tese – Parco Sempione (6:03) (Fonte: YouTube, autore Elio e Le Storie Tese, caricato il 07.02.2008)

All’interno del video fanno la comparsa i membri della ShortCut Production, famosa per gli sketch nella trasmissione televisiva “Mai dire…”. I protagonisti sono Maccio Capatonda (Marcello Macchia), Rupert Sciamenna (Franco Mari), Herbert Ballerina (indicato nel video come Bep Bep Ballerina pseudonimi di Luigi Luciano), Ivo Avido (Enrico Venti), Anna Pannocchia (Adelaide Manselli) e Katherine J. Junior (Nina Prestigiovanni).

Invece nella versione album la canzone al minuto 3:34 presenta il rumore delle motoseghe ed ha una durata inferiore rispetto al video.

Spotify: Elio e le Storie Tese – Parco Sempione (4:59)

Un anno dopo la distruzione del Bosco di Gioia iniziò lo scavo delle fondamenta per la nuova sede della Regione Lombardia. I lavori di riqualificazione e rigenerazione urbana dell’area durarono quattro anni ed il 27 gennaio 2011 Palazzo Lombardia fu inaugurato come nuova sede regionale oltre all’altro edificio già presente, il Grattacielo Pirelli, conosciuto anche con il nome di “Pirellone”.

Palazzo Lombardia è composto da una grande torre alta 163,3 metri oltre ad un secondo edificio dalla forma sinusoidale. Tra questi due edifici è presente una piazza coperta delle dimensioni di 4˙000 m² ed intitolata alla “Città di Lombardia”. La sede si completa con alcuni piccoli giardini pensili a disposizione degli assessori regionali ed anche una pista di atterraggio e decollo per gli elicotteri delle dimensioni di 26 metri di diametro, con una portata di 6˙400 chilogrammi. 🚁

Figura 19: Facciata di Palazzo Lombardia in Viale Melchiorre Gioia, 39 (fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 19: Facciata di Palazzo Lombardia in Viale Melchiorre Gioia, 39 (fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 20: Piazza coperta all’interno della sede regionale (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 20: Piazza coperta all’interno della sede regionale (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 21: Facciata di Palazzo Lombardia da Viale Francesco Restelli (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 21: Facciata di Palazzo Lombardia da Viale Francesco Restelli (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

In alcuni punti del perimetro di Palazzo Lombardia sono stati piantati alcuni piccoli alberi, uno di questi è l’ultimo sopravvissuto del Bosco Gioia e si tratta di una magnolia! 🌳💮

Figura 22: Magnolia sopravvissuta dopo la distruzione del Bosco di Gioia ed oggi situata nel perimetro dell’edificio regionale (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 22: Magnolia sopravvissuta dopo la distruzione del Bosco di Gioia ed oggi situata nel perimetro dell’edificio regionale (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

BOSCO VERTICALE

L’edificio noto come “Bosco Verticale”, simbolo della Milano contemporanea, è un insieme di due torri residenziali. Sorge all’inizio del quartiere Porta Nuova. Il quartiere si trova vicino alla Stazione di Milano Porta Garibaldi e alla Torre Unicredit.

Inoltre, il Bosco Verticale è distante solo 350 metri in direzione ovest da Palazzo Lombardia. Lo studio iniziò a divenire una realtà nel corso della prima decade del III Millennio, infatti anche questo progetto rientra nel “P.I.I. (Programma Integrato di Intervento) Garibaldi-Repubblica”. 👷🏻‍♂️

Figura 23: Bosco Verticale con i riflessi del sole sugli alberi (Fonte: foto di proprietà di Sara Lomi, 2015)
Figura 23: Bosco Verticale con i riflessi del sole sugli alberi (Fonte: foto di proprietà di Sara Lomi, 2015)

Il complesso è costituito da due torri, Torre De Castilla e Torre Confalonieri, alte rispettivamente 110 e 76 metri e progettati dalla “Boeri Studio” composto da Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra. La costruzione è iniziata nel 2009 e si è conclusa nel 2014.

Il Bosco Verticale ha come obiettivo di unire la biodiversità ed il concetto di residenza. I due edifici hanno un’altezza di 110 e 76 metri ed ospitano nel complesso 800 alberi: 480 alberi di prima e seconda grandezza, 300 dalle dimensioni più ridotte. Inoltre, sono messe a dimora 15˙000 piante perenni e/o tappezzanti e 5˙000 arbusti. La vegetazione complessiva equivale a 30˙000 m2 di bosco e sottobosco ed è concentrata solo su 3˙000 m2 di superficie urbana. 🌳🌲🪴

Figura 24: Bosco Verticale durante un pomeriggio di settembre (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2015)
Figura 24: Bosco Verticale durante un pomeriggio di settembre (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2015)

Era il 2007 infatti, quando l’Architetto Stefano Boeri di ritorno da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti, inizio a concepire un’idea diversa di “grattacielo”, che si ponesse in contrasto alle alte costruzioni di Dubai. 🇦🇪 Gli edifici del settore terziario e quaternario erano rivestiti di vetro e metallo, materiali che assorbono calore e riflettono i raggi solari riscaldando quindi l’aria circostante. ☀️

Fu in questo contesto che Boeri propose una nuova idea architettonica, pensando un edificio in cui la componente umana e quella naturale fossero tra loro interdipendenti, veicolando una nuova immagine di città sostenibile. L’intero progetto serve a limitare lo “sprawl”, termine geografico per indicare la dispersione urbana o crescita incontrollata della città. 🏙️🌇🌆

La costruzione, a carattere residenziale, da un lato accantona la visione antropocentrica della metropoli contemporanea per ridescrivere un rapporto paritetico tra l’uomo e la natura, d’altra parte assolve ad una funzione termoregolatrice, filtrando i raggi solari e rilasciando umidità, grazie al processo di traspirazione delle piante. Riduce inoltre la concentrazione di CO2 e di polveri sottili.

Figura 25: Bosco Verticale durante un pomeriggio di metà novembre (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2016)
Figura 25: Bosco Verticale durante un pomeriggio di metà novembre (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2016)

Tra il 2014 ed il 2015 il Bosco Verticale ha ricevuto diversi premi, tra cui l’International Highrise Award del Deutschen Architekturmuseums di Francoforte ed il CTBUH Award come miglior edificio alto del mondo, del Council for Tall Building e Urban Habitat dell’IIT di Chicago. 🏆

A partire all’estate 2010, le piante destinate a essere messe a dimora sulle torri sono state pre-coltivate in una speciale “nursery botanica” allestita al vivaio Peverelli, vicino a Como, al fine di abituarle a vivere in condizioni simili a quelle finali. 🪴🌱 Le piante e gli alberi vengono curate da una squadra specializzata di arboricoltori-scalatori chiamata “Flying Gardeners”. Una volta all’anno la squadra si cala dal tetto degli edifici per eseguire la potatura e la verifica dello stato delle piante, nonché la loro eventuale rimozione o sostituzione. Invece l’irrigazione è controllata da un sistema centralizzato così come lo scarico dell’acqua in eccesso per gli alberi e le piante. 👨🏻‍🏭👷🏾‍♂️

Figura 26: Bosco Verticale ripreso dal Parco “Biblioteca degli Alberi” (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 26: Bosco Verticale fotografato dal Parco “Biblioteca degli Alberi” (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

Il Bosco Verticale ha dato vita a un habitat colonizzato, tra cui circa 1˙600 esemplari di uccelli e farfalle, stabilendo una spontanea ricolonizzazione vegetale e faunistica della città. 🐝🐞🪲🦋🐜🦗🐌🦠🪰🦟🐦

A pochi metri dal Bosco Verticale si trova un’ampia area verde chiamata “Biblioteca degli Alberi”. In occasione dell’inaugurazione, avvenuta il 27 ottobre 2018, avevo scritto un articolo.

Figura 4: Prima parte del parco inaugurato a marzo 2017 (Fonte: foto dell'autore, 2017)

Parco Biblioteca degli Alberi Milano

Sabato 27 ottobre 2018 sono stati inaugurati i “Giardini di Porta Nuova – Parco Biblioteca degli Alberi Milano” situato nel quartiere Garibaldi – Porta Nuova nella città di Milano

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La Biblioteca degli Alberi non può essere definito come un classico parco cittadino. La Fondazione Riccardo Catella propone un palinsesto di eventi, workshop e concerti a tema del verde. 🍀👨🏻‍🎤🎧🎛️💽☘️ La fidelizzazione del “prodotto parco” nei confronti dei milanesi e dei city user avviene anche attraverso la newsletter del parco oltre all’esistenza delle pagine social dedicate al parco come ad esempio Facebook, Instagram e YouTube.


BOSCHETTO DI ROGOREDO

Il Boschetto di Rogoredo è il nome colloquiale che per diversi anni ha avuto l’area milanese situata geograficamente a sud est e conosciuta con il nome di “Porto di Mare”.

L’origine del nome “Porto di Mare” risale al “Piano Pavia-Masera”, Piano Regolatore per la città di Milano. Il documento era stato redatto dagli ingegneri comunali Angelo Pavia e Giovanni Masera nel 1909, adottato dal Comune nel 1910 e ratificato dal Governo nel 1912.

In questa porzione della città era stato previsto di realizzare un nuovo canale commerciale in direzione da ovest verso est della città con la costruzione un porto commerciale. 🛶⛵🚤⚓ L’area portuale doveva avere la funzione di collegare il capoluogo lombardo con la città di Venezia dopo aver raggiunto il fiume Po. Il nuovo porto commerciale doveva sostituire l’attuale Darsena di Porta Ticinese.

Il cantiere fu aperto nel 1919 per scavare il bacino d’acqua ma i lavori furono interrotti in diverse occasioni sia per la mancanza di fondi ma anche per i due conflitti mondiali. Il Porto di Mare non vide mai la luce, infatti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l’area ha subìto un processo di trasformazione come lo dimostrano le due Carte Tecniche del Comune di Milano del 1956 e del 1990. 📜

Figura 26: Area del porto di Mare, laghetto interno e cascine nei dintorni. Carta Tecnica Comunale di Milano del 1956. Scala 1:18,056 (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano. Didascalia elaborata da Gianluca Brescia)
Figura 26: Area del porto di Mare, laghetto interno e cascine nei dintorni. Carta Tecnica Comunale di Milano del 1956. Scala 1:18,056 (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano. Didascalia elaborata da Gianluca Brescia)

Fino agli anni Cinquanta il bacino del Porto di Mare era conosciuto e frequentato dai milanesi come località balneare 🏖️🌊👙🩱🩳🩲 ed anche luogo molto amato dai pescatori. 🧢🎣🐟🐡 Negli anni successivi lo specchio d’acqua fu totalmente ricoperto con diversi materiali. Nella porzione a nord si formò un’area verde chiamata “Parco delle Rose” o “Parco Cassinis”. Invece nel comparto sud con il passare degli anni hanno trovato insediamento diverse attività commerciali a carattere abusivo come dimostra la Carta Tecnica Comunale di Milano del 1990. 📃

Figura 3: Aree limitrofe alla Cascina Nosedo. Carta Tecnica Comunale di Milano del 1990. Scala 1:1000 (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano. Didascalia elaborata dall’autore, Ultima consultazione, 30 maggio 2020)
Figura 27: Attività abusive al Porto di Mare. Carta Tecnica Comunale di Milano del 1990. Scala 1:1000 (Fonte: Geoportale SIT del Comune di Milano. Didascalia elaborata da Gianluca Brescia)

Nei successivi vent’anni, dal 1990 al 2010 circa, tutta l’area è rimasta pressoché immutata ad eccezione della porzione di territorio tra la discarica ed il parco dove per diversi anni è stata chiamata “Boschetto di Rogoredo”. Il nome ha una connotazione negativa perché si riferisce alla piazza di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti come è stato dimostrato in diverse occasioni dalla stampa nazionale. 💉💊🩸☠️🗞️📰

Figura 28: Aree verdi trasformate nel Boschetto di Rogoredo (Fonte: fotografia reperita dalla “Relazione Porto di Mare 2017”, autore sconosciuto, data sconosciuta)
Figura 28: Aree verdi trasformate nel Boschetto di Rogoredo (Fonte: fotografia reperita dalla “Relazione Porto di Mare 2017”, autore sconosciuto, data sconosciuta)

Il 4 ottobre 2017 il Comune di Milano ha stipulato una convenzione con l’Associazione Italia Nostra Onlus – Centro Forestazione Urbana (la stessa del Boscoincittà) per la concessione in uso dell’area verde dell’ex Porto di Mare per operazioni di riqualificazione, pulizia, cura, tutela e manutenzione del patrimonio naturalistico per cinque anni fino al 4 ottobre 2022. 📝

L’Ente con i suoi volontari si è occupato della rimozione dei rifiuti di ogni genere (come ad esempio frigoriferi, copertoni d’auto, mobili, ferro, vetro, inerti ed apparecchi RAEE) in tutta l’area del parco oltre allo smantellamento degli insediamenti abusivi nei pressi dei laghetti e vicino all’ex discoteca. 🏚️🛖 Tutti i rifiuti accumulati arrivavano ad un totale di circa 213˙000 chilogrammi tra inerti e rifiuti misti; nelle operazioni di pulizia sono rinvenute alcune lastre di eternit di circa 600 chilogrammi che sono state rimosse. 🧱🗑️🚚

La pulizia dei rifiuti è continuata anche durante il primo periodo del 2018 attraverso la raccolta di altri 300˙000 chilogrammi di rifiuti: oltre l’80% dell’area è stata ripulita. Invece, le porzioni di territorio già pulite non hanno subìto nuovi processi di degrado. Dopo le operazioni di pulizia e smaltimento sono stati ripristinati i percorsi e sentieri attraverso operazioni di consolidamento del terreno reperito sempre dal parco del Porto di Mare. 🚜

Figura 28: Prateria al Parco del Porto di Mare (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 28: Prateria al Parco del Porto di Mare (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

Oggi tutta l’area dell’ex Porto di Mare compreso il Boschetto di Rogoredo è fruibile dalla collettività si integra con il vicino Parco della Vettabbia: entrambe le aree verdi fanno parte del Parco Agricolo Sud Milano. 🌲

Figura 29: Area del Boschetto un tempo occupata dalla piazza di spaccio (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 29: Area del Boschetto un tempo occupata dalla piazza di spaccio (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

All’interno del parco dell’ex Porto di Mare sono presenti diversi percorsi ciclopedonali sia nella porzione di territorio che un tempo era usata come discarica ma soprattutto nell’area che era usata per il consumo di sostanze stupefacenti. 🌲

Figura 30: Laghetto all’interno del parco (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)
Figura 30: Laghetto all’interno del parco (Fonte: foto di Gianluca Brescia, 2021)

La riqualificazione ha interessato anche le aree adibite a praterie dove è stato creato un percorso per mountain bike da 3,8 chilometri sia per amatori ma anche per principianti. 🚲🚴🏽‍♂️🚴🏻‍♀️

Figura 31: Cartografia del parco con i diversi percorsi (Fonte: cartografia reperita dalla “Relazione Porto di Mare 2018”, autore Associazione Italia Nostra, 2018)
Figura 31: Cartografia del parco con i diversi percorsi (Fonte: cartografia reperita dalla “Relazione Porto di Mare 2018”, autore Associazione Italia Nostra, 2018)

Da qualche anno l’Associazione Italia Nostra ed il Comune di Milano hanno siglato un accordo con un pastore della bergamasca per praticare l’attività della transumanza all’interno del parco. Il gregge è composto da 900 pecore insieme ai cani pastore oltre a qualche mulo e asino. La presenza delle pecore al parco del Porto di Mare è di circa 13-15 giorni. Gli animali oltre a concimare, tagliano in modo naturale i terreni ed evitano l’utilizzo di mezzi meccanici per sfalciare i prati. 🐑🐏🍃

Video 4: Transumanza al parco del Porto di Mare (Video di Gianluca Brescia, 2021)


FONTI (ULTIMA CONSULTAZIONE 18.05.2021):

31 pensieri su “Boschi milanesi

  1. Pingback: Parco Biblioteca degli Alberi Milano | Gianluca Brescia blog

  2. Bravo, da leggere e rileggere per scoprire cose che non sapevo. Mi piace perché lo trovo, oltre che interessante, la fortuna di avere a pochi minuti dalle nostre abitazioni autentici gioiellini in una città : i parchi.
    Un parco in città : momentanei sogni di luoghi lontani.
    Bravo, bravo, bravo. Paolo

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  3. Ma che bell’articolo Gianluca 😃 non conoscevo tutta questa meraviglia a Milano e anche a pochi passi da casa mia..sei stato bravo come sempre.. davvero un articolo curato e preciso..i miei complimenti.. continua a stupirci come sai fare tu con il tuo blog 🌿☘🍀🌲

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    • Grazie tanto per il commento! 🙂 Mi fa molto piacere! Ho voluto ricordare la storia del Bosco di Gioia. Credo che oggi ci sia maggior considerazione delle aree verdi rispetto al passato 🌳

      Grazie per la ricondivisione!

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  4. Sono veramente scioccata dalla notizia della distruzione di un bosco, il bosco di gioia, e penso che Elio poteva coinvolgere tante persone, altri musicisti, per fermare questa distruzione. Credo che si sarebbe potuto coinvolgere le tv ufficiali, i fans, le associazioni ecologiste. Invece non se n’è saputo nulla. Peccato. Si poteva salvare. 😟

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    • Ciao e grazie per il commento! C’è stato il coinvolgimento di diverse persone, un ambientalista si era aggrappato su un albero per protestare.
      Putroppo l’amministrazione regionale aveva già deciso che era più conveniente demolire il bosco e costruirci la loro nuova sede regionale.

      Forse serviva qualche passaparola in più, che ora è più facile grazie ai social, per poter salvare il Bosco di Gioia.

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    • Oggi ho letto che un altro bosco più grande sarà distrutto, l’intera foresta amazzonica, tutte le tribú sono in pericolo perchè Bolsonaro ha deciso di espropriare le terre degli indigeni. […] Spero che intervengano jmusicisti, attori, e tutta la gente del mondo. L’Amazzonia è l’ultimo polmone del pianeta, se lo distruggono siamo spacciati.

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